racconta la storia di Norbit Albert Rice, un uomo timido cresciuto da Mr. Wong in un orfanotrofio-ristorante cinese. Soggiogato dalla prepotente moglie Rasputia e dai suoi fratelli criminali, la sua vita cambia quando ritrova il suo primo amore d'infanzia, Kate. Norbit è il classico guilty pleasure che si muove sul sottilissimo filo tra il colpo di genio demenziale e il disastro totale.Da un lato c'è l'innegabile talento camaleontico di Eddie Murphy. Il triplo ruolo (Norbit, Rasputia e il signor Wong) è sorretto da un trucco prostetico clamoroso (meritatamente candidato agli Oscar) e da una fisicità impressionante. Alcune gag slapstick e le battute surreali di Wong strappano genuine risate, figlie di una comicità anni '90 che oggi non esiste quasi più.Dall'altro lato, però, il film esagera. La sceneggiatura vive di stereotipi pigri e battute ripetitive sulla grassezza di Rasputia che, alla lunga, stancano e risultano ridondanti. Si passa continuamente da momenti di una dolcezza quasi infantile (la storyline con Thandiwe Newton) a picchi di volgarità e cattiveria gratuita.In conclusione: non è il disastro atomico descritto dalla critica all'epoca, ma non è nemmeno un buon film. È un enorme, caotico e rumoroso veicolo per l'ego e il talento trasformista di Murphy. Si salva per la nostalgia e per il coraggio di essere spudoratamente politicamente scorretto.
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