*Il reboot di Ghostbusters (2016), diretto da Paul Feig, reinterpreta il classico franchise fantascientifico con un nuovo team interamente al femminile. Le studiose Erin Gilbert e Abby Yates, insieme all'eccentrica ingegnera Jillian Holtzmann e all'impiegata della metropolitana Patty Tolan, si uniscono per salvare New York da un folle piano volto a scatenare un'apocalisse paranormale. *A mente fredda e al netto delle assurde guerre culturali che lo hanno accompagnato nel 2016, questo reboot si rivela per quello che è sempre stato: un blockbuster mediocre che sbaglia il genere di commedia, non il genere dei suoi personaggi. Il problema principale della pellicola sta tutto nella regia di Paul Feig, che tenta di applicare lo stile basato sulle battute improvvisate e dilatate tipico delle sue commedie a un franchise che avrebbe avuto bisogno di tempi comici molto più serrati e di una scrittura più rigorosa. La narrazione procede così a strappi, trascinando gag a vuoto e scontrandosi con un cattivo bidimensionale e privo di qualsiasi carisma. A salvare la baracca da un naufragio totale intervengono però due elementi straordinari: una debordante Kate McKinnon, che nei panni di Holtzmann sprigiona un'energia punk, folle e magnetica a ogni inquadratura, e un esilarante Chris Hemsworth, perfetto nel ruolo del segretario incredibilmente stupido e fiero di esserlo. Visivamente il film regala anche ottimi spunti, specialmente nell'arsenale pop delle protagoniste e nella coloratissima battaglia finale a Times Square, ma tutto l'entusiasmo viene puntualmente smorzato dai cameo del cast originale, scritti così male e inseriti così a forza da lasciare addosso una sottile tristezza. Non meritava l'odio tossico del web, ma resta un'operazione nostalgica senz'anima che si dimentica cinque minuti dopo i titoli di coda
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